RisorseTrascrizione musicaleAndrew Carlins•7 minuti di lettura

Storia della trascrizione musicale: dai simboli antichi all’IA

Ogni epoca ha trascritto la musica a modo suo: tavolette cuneiformi, neumi monastici, il rigo di Guido, copisti, MIDI e ora IA. Queste soluzioni rispondevano a esigenze diverse, senza seguire un percorso lineare verso il presente.

Storia della trascrizione musicale, dal cuneiforme e dalla notazione con lettere greche ai neumi, al rigo, al MIDI e all’IA

Questo articolo fa parte della nostra guida ai termini della notazione musicale.

Trascrivere musica significa trasformare i suoni in notazione scritta. Ogni epoca lo ha fatto in modo diverso: cambiavano gli strumenti, i limiti e anche quello che serviva a chi avrebbe usato il risultato.

Il mondo antico: i primi sistemi di notazione

La più antica testimonianza di musica scritta che ci è arrivata proviene dal Vicino Oriente antico. È una tavoletta cuneiforme di Ugarit, nell’attuale Siria, datata intorno al 1400 a.C. Gli antichi Greci svilupparono un sistema che indicava l’altezza delle note con le lettere. Nella Cina antica nacque una forma di tablatura per strumenti come il guqin: annotava dove mettere le dita, anziché le note che ne risultavano.

Ogni sistema rispondeva a problemi diversi, legati alla cultura musicale in cui era nato. Funzionava per la musica che quelle persone suonavano ed era pensato per le loro esigenze.

Anche quello che lasciavano fuori aiuta a capirli. La notazione greca non specificava il ritmo perché la musica era strettamente legata alla poesia e al parlato, che davano già quell’informazione. La tablatura del guqin annotava i gesti perché suonarlo era una pratica meditativa tanto quanto un’esecuzione musicale: la sensazione della mano contava quanto il suono prodotto.

L’Europa medievale: i neumi dei monasteri e il rigo

Nel IX secolo, i monasteri europei usavano già i neumi, segni sopra il testo che indicavano a grandi linee come si muoveva la melodia, senza fissare l’altezza esatta delle note. Funzionavano bene nelle comunità in cui tutti conoscevano già il repertorio e c’era sempre un maestro vicino a cui chiedere quello che mancava. Servivano soprattutto a ricordare i canti sacri che i monaci avevano imparato in gran parte a orecchio.

Intorno al 1025 d.C., Guido d’Arezzo introdusse il rigo a quattro linee, che assegnava alle note posizioni precise sulla pagina. Introdusse anche un sistema basato sulle sillabe, con cui i cantanti imparavano a riconoscere gli intervalli a orecchio. Il rigo rispondeva a un’esigenza diversa da quella dei neumi: insegnare a qualcuno una musica mai sentita, anche quando nessuno dei presenti la conosceva già. Il contesto delle comunità monastiche, dove la familiarità con il repertorio rendeva utili i neumi, stava cambiando.

Il Settecento e l’Ottocento: i copisti professionisti

Per un lungo periodo della storia della musica, avere più copie di un brano significava farle scrivere a mano. Gli editori impiegavano copisti professionisti, che riproducevano interi spartiti orchestrali al ritmo richiesto dal mercato. Un’opera di grandi dimensioni poteva richiedere giorni di lavoro. Si introducevano errori e, con l’aumento della musica da copiare, diventava sempre più difficile stare al passo.

A volte si racconta questo sistema come se fosse palesemente inadeguato e aspettasse solo di essere sostituito. Eppure ha prodotto alcuni dei manoscritti più curati della storia della musica, grazie a professionisti esperti il cui lavoro era apprezzato. La difficoltà nasceva dalla domanda, che cresceva e superava la capacità dei copisti di soddisfarla.

Il Novecento: registrazione, MIDI e software di notazione

Il fonografo di Edison, inventato nel 1877, registrò per la prima volta un’esecuzione reale. Si poteva conservare l’esecuzione stessa, anziché una sua descrizione. Per gran parte del Novecento, registrazioni e spartiti sono rimasti due formati distinti, usati per scopi diversi, senza che uno sostituisse l’altro.

Il MIDI, standardizzato nel 1983, collegava direttamente una tastiera elettronica a un computer. Suonavi una nota e il computer la registrava: per la prima volta si poteva acquisire un’esecuzione come dati modificabili, anziché soltanto come audio. Funzionava però solo con strumenti elettronici. Da una registrazione di pianoforte, da una voce o da una chitarra il MIDI non poteva ricavare le note.

I software di notazione, arrivati alla fine degli anni Ottanta, hanno reso molto più veloce preparare e modificare spartiti al computer. Bisognava però inserire ancora ogni nota a mano. Per passare da “esiste una registrazione” a “esiste una versione scritta” serviva sempre una persona con un orecchio allenato.

L’IA e la trascrizione musicale automatica

I ricercatori lavoravano alla trascrizione automatica da audio già dagli anni Settanta. I progressi sono stati molto più rapidi dopo il 2012, con l’arrivo del deep learning. Questi sistemi imparavano da grandi quantità di dati, invece di seguire regole programmate a mano. Sono diventati abbastanza precisi nel riconoscere cosa veniva suonato, con quale strumento e in quale momento da produrre risultati utilizzabili. Nel 2018 Google ha pubblicato un modello che dava buoni risultati sulle registrazioni di pianoforte. Poco dopo sono arrivati strumenti commerciali basati su quel filone di ricerca.

La trascrizione con l’IA di oggi lavora a partire da normali file audio, quindi non è limitata agli strumenti elettronici come lo era il MIDI. Con registrazioni semplici di un solo strumento, spesso il risultato è già abbastanza pulito da poterlo usare direttamente. Gli arrangiamenti più densi e i suoni molto elaborati richiedono una revisione più attenta, ma anche in quei casi partire da una bozza dell’IA fa risparmiare lavoro rispetto a una pagina vuota. La nostra guida alla conversione da audio a MIDI spiega nel dettaglio come avviene oggi questo passaggio.

Dove si colloca Songscription

Songscription usa l’IA per trascrivere file audio in spartiti, MIDI, tablature per chitarra o MusicXML. Nella nostra rassegna dei software di trascrizione musicale con l’IA trovi un confronto dettagliato tra i principali strumenti e il loro uso concreto.

I prossimi sviluppi

Gli sviluppi in corso puntano soprattutto a due cose: un’integrazione più stretta con i software di produzione musicale e la trascrizione in tempo reale, durante un’esecuzione dal vivo anziché dopo. Con le registrazioni pulite, la precisione è già tale da richiedere poche correzioni per ottenere un risultato utilizzabile. Resta più lavoro sul materiale complesso, come gli arrangiamenti densi e i suoni molto elaborati, e anche lì i risultati stanno migliorando.

Considerazioni finali

In ogni epoca, la musica scritta è stata una semplificazione. Nessun sistema conserva tutto: un’esecuzione ha dinamiche, dettagli di tempo, un intreccio di suoni e un’interpretazione che la notazione può suggerire senza fissarli del tutto. Questo limite fa parte della notazione, qualunque sia l’epoca. L’IA ha cambiato chi può produrla. Per trasformare una registrazione in musica scritta servivano anni di allenamento dell’orecchio e molto tempo; ora bastano pochi minuti. Ogni generazione ha trovato i propri usi per la musica scritta, e oggi questa è accessibile a più persone che in passato. Allenare l’orecchio continua a fare la differenza: la nostra guida alla trascrizione musicale per principianti è un punto di partenza per lavorarci.

Domande frequenti

Qual è la storia della trascrizione musicale?

È una successione di strumenti pensati per situazioni diverse, più che un percorso lineare verso il presente. Le più antiche testimonianze di musica scritta provengono dal Vicino Oriente antico. Nei monasteri europei del Medioevo si usavano i neumi, prima che Guido d’Arezzo introducesse il rigo a quattro linee intorno al 1025 d.C. Per secoli, poi, i copisti professionisti hanno riprodotto gli spartiti a mano. La registrazione, il MIDI, i software di notazione e infine l’IA hanno risposto ciascuno alle esigenze e ai limiti della propria epoca.

Quando la trascrizione musicale con l’IA ha iniziato a dare risultati utilizzabili?

I ricercatori lavoravano alla trascrizione automatica da audio già dagli anni Settanta, ma i progressi sono stati molto più rapidi con l’arrivo del deep learning dopo il 2012. Questi sistemi imparavano da grandi quantità di dati, invece di seguire regole programmate a mano, e sono arrivati a produrre risultati utilizzabili. Nel 2018 Google ha pubblicato un modello che dava buoni risultati sulle registrazioni di pianoforte. Sono poi arrivati gli strumenti commerciali.

Perché il MIDI non poteva trascrivere le registrazioni di strumenti acustici?

Il MIDI, standardizzato nel 1983, collegava direttamente una tastiera elettronica a un computer. Per la prima volta si poteva acquisire un’esecuzione come dati modificabili, anziché soltanto come audio. Funzionava però solo con strumenti elettronici: non poteva acquisire le note da una registrazione di pianoforte, da una voce o da una chitarra. La trascrizione con l’IA di oggi ha superato questo limite, perché lavora a partire da normali file audio.

Informazioni sull’autore

Andrew Carlins

Scritto da

Andrew Carlins

Cofondatore e CEO di Songscription

Andrew ha fondato Songscription a Stanford insieme ad alcuni altri musicisti, stanchi di non trovare gli spartiti dei brani che volevano suonare. È cresciuto suonando il pianoforte e il sassofono baritono ed esibendosi nei musical. Non si esibisce da anni, ma gli piace pensare di saperci ancora fare. Scrive di come passare dalla registrazione di un brano allo spartito.

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