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Come trascrivere gli accordi del pianoforte jazz con l’IA

Nel pianoforte jazz, molto si nasconde nei voicing. Ricavare gli accordi a orecchio può richiedere ore, e qualche voce interna può comunque sfuggire. Con la trascrizione tramite IA puoi mettere le note sullo spartito e ricostruire gli accordi per studiarli.

Trascrizione degli accordi del pianoforte jazz con l’IA: voicing densi ricavati da una registrazione e riportati come note e simboli di accordo

Questo articolo fa parte della nostra guida per ricavare gli accordi di qualsiasi brano.

Nel pianoforte jazz, molto si nasconde nei voicing. Un pianista esperto suona un accordo che riconosci, ma ne distribuisce le note tra le due mani, aggiunge estensioni e tensioni e fa muovere una voce interna mentre le note esterne restano ferme. Senti la ricchezza del suono. Capire quali note lo compongono è più difficile, e spesso non riesci a distinguerle tutte a orecchio.

La trascrizione con l’IA aiuta a distinguere quelle note. Registri l’esecuzione, la fai elaborare da un modello per pianoforte e ritrovi l’armonia sullo spartito, con i simboli di accordo sopra le note. Il risultato dipende dalla qualità della registrazione; nei voicing più densi serve ancora un controllo da parte tua.

Perché è difficile ricavare i voicing jazz a orecchio

In un brano pop trovi spesso una triade ben distinta, che riconosci in un attimo. Nel pianoforte jazz succede di rado. Prendi il simbolo “Dm7”: indica un accordo di re minore settima, formato da re, fa, la e do. È una triade di re minore con una settima minore aggiunta sopra. Sulla pagina sembra semplice. Alla tastiera, però, un pianista jazz potrebbe suonarlo senza fondamentale, con la nona e l’undicesima sopra la terza e la settima, lasciando la fondamentale al bassista. Le note sono vicine e alcune dissonanze sono volute.

Questa densità rallenta la trascrizione a orecchio. Riesci a distinguere la nota più alta e quella al basso, ma le due o tre note in mezzo si confondono. È lo stesso problema che affrontiamo nell’articolo sulla trascrizione monofonica e polifonica: separare tante note simultanee è molto più difficile che riconoscerne una alla volta. Il pianoforte jazz è una delle forme più dense di polifonia.

Primo passo: procurati una registrazione pulita

La qualità della registrazione determina quella della trascrizione. Il nostro modello per pianoforte è il più maturo e lavora meglio su una registrazione chiara di solo pianoforte. Meno strumenti si sovrappongono, meglio distingue le voci interne.

  • Preferisci una registrazione di solo pianoforte. Una registrazione in studio o una ripresa ravvicinata di un pianoforte acustico funziona meglio del mix di un trio dal vivo, in cui basso e batteria rientrano nella ripresa del pianoforte.
  • Se hai soltanto una registrazione del gruppo al completo, separa prima lo stem del pianoforte, cioè la sua traccia audio. Una registrazione più pulita dà una trascrizione più pulita.
  • Se suoni un pianoforte digitale, acquisisci direttamente i dati MIDI quando puoi. Ottieni dati esatti sulle note e la trascrizione più pulita possibile.

Secondo passo: leggi i voicing sullo spartito

Carica la registrazione e scegli il pianoforte. Ottieni uno spartito modificabile e un piano roll, dove ogni nota appare come un blocco su una griglia. Il modello separa le note della mano sinistra da quelle della destra e le dispone su un doppio rigo. Con una registrazione pulita di solo pianoforte, il risultato si avvicina a quello di una trascrizione fatta da una persona esperta, comprese le voci interne che non riuscivi a distinguere a orecchio.

Il piano roll è la vista più adatta per studiare un voicing denso. Ogni nota dell’accordo ha un blocco distinto, così puoi vedere esattamente come il pianista ha distribuito le note. Puoi ricavare un voicing da qualsiasi registrazione con una trascrizione per pianoforte. Nella guida per trascrivere la musica per pianoforte con l’IA trovi i passaggi e le impostazioni di caricamento per ottenere il risultato più pulito.

Terzo passo: parti dai simboli di accordo

L’IA riconosce l’accordo in ogni punto dell’esecuzione e gli assegna un simbolo. Questi simboli sono un buon punto di partenza per capire l’armonia: indicano dove cambia direzione la progressione, dove arriva un passaggio dal II al V grado e su quale accordo si basa un voicing ricco di note.

Conviene conoscere la successione dal II al V grado, perché è alla base della maggior parte dei brani jazz. I numeri romani indicano gli accordi costruiti sui gradi della tonalità. In do maggiore, ii è re minore, l’accordo sul secondo grado; V è sol, l’accordo di dominante sul quinto grado; I è do maggiore, l’accordo di tonica. Se li metti in successione ottieni la cadenza dal II al V al I grado: Dm7, G7, Cmaj7. L’orecchio sente il ritorno alla tonica.

Quando riconosci questa successione, i simboli di accordo cominciano a legarsi tra loro, come le parole di una frase. Leggendo l’armonia di una trascrizione, puoi capire la funzione di ogni accordo oltre al suo nome. Lo spartito diventa così un riferimento per suonare.

Qualche simbolo andrà corretto. Le stesse note possono avere letture diverse a seconda della nota al basso e del contesto, e nell’armonia jazz queste ambiguità sono frequenti. Usa i simboli per orientarti nello spartito, poi confrontali con le note sul rigo. Se ti servono soltanto accordi e melodia, puoi tenere la voce superiore e i simboli, eliminando il resto per ottenere un lead sheet. La guida per trascrivere un lead sheet da una registrazione spiega come fare questa riduzione; nell’articolo su che cos’è un lead sheet trovi una spiegazione del formato.

Quarto passo: correggi i passaggi più densi

Alcuni passaggi possono richiedere un secondo controllo. Il modello può avere difficoltà nei voicing molto densi, con quattro o cinque note concentrate in un intervallo stretto, e nell’accompagnamento ritmico veloce. A volte omette una nota o ne aggiunge una. Controlla questi passaggi nel piano roll: una nota fuori posto si vede facilmente e puoi trascinarla dove deve stare. Anche il ritmo di un passaggio in swing e rubato può richiedere qualche ritocco per risultare chiaro sullo spartito. I voicing tenuti a lungo e gli assoli con una sola linea melodica ben distinta, invece, tendono a essere trascritti con precisione.

Considera la trascrizione una bozza fedele da rifinire e usala per studiare come un pianista che ammiri costruisce l’armonia. La guida per analizzare i brani che ammiri spiega come usare quello che hai studiato quando scrivi musica.

Domande frequenti

Perché lo stesso voicing a volte viene indicato con due simboli di accordo diversi?

Perché le stesse note possono appartenere ad accordi diversi, a seconda della nota al basso e dell’armonia circostante. Re, fa, la e do formano un Dm7 con un re al basso, ma con un fa al basso possono essere letti come F6, e con un si bemolle al basso suggeriscono un accordo di si bemolle maggiore. L’IA sceglie la lettura che ritiene più probabile. Nei punti ambigui, però, questa può non corrispondere alla funzione armonica che senti. Se un simbolo di accordo non ti convince, controlla la nota al basso e gli accordi vicini, poi correggi il simbolo secondo la lettura che si adatta alla progressione.

La trascrizione include i simboli di accordo?

Sì. L’IA riconosce l’accordo in ogni punto dell’esecuzione e aggiunge alle note il relativo simbolo di accordo. I simboli sono un buon punto di partenza per studiare l’armonia. Nei voicing jazz più densi potresti doverne correggere qualcuno, perché le stesse note possono avere più letture a seconda della nota al basso e del contesto. Usa i simboli per orientarti nell’armonia, poi confrontali con le note sullo spartito.

Quale registrazione funziona meglio per trascrivere il pianoforte jazz?

Una registrazione pulita di solo pianoforte, senza altri strumenti. Meno strumenti si sovrappongono, meglio il modello distingue le note dei voicing. Una registrazione in studio di solo pianoforte o una ripresa ravvicinata di un pianoforte acustico funziona molto meglio del mix di un trio dal vivo, in cui basso e batteria rientrano nella ripresa del pianoforte. Se hai soltanto una registrazione del gruppo al completo, isola prima il pianoforte: una registrazione più pulita dà una trascrizione più pulita.

Come ricavo un lead sheet dalla trascrizione?

Mantieni la melodia e i simboli di accordo riconosciuti, poi elimina il resto. Una trascrizione completa riporta tutte le note dei voicing; un lead sheet conserva soltanto la melodia della voce superiore e i simboli di accordo sopra il rigo. Elimina le voci interne nell’editor ed esporta la versione con melodia e accordi. Avrai uno spartito che il gruppo può leggere, mentre la trascrizione completa resta disponibile per studiare i voicing più densi.

Informazioni sull’autore

Andrew Carlins

Scritto da

Andrew Carlins

Cofondatore e CEO di Songscription

Andrew ha fondato Songscription a Stanford insieme ad alcuni altri musicisti, stanchi di non trovare gli spartiti dei brani che volevano suonare. È cresciuto suonando il pianoforte e il sassofono baritono ed esibendosi nei musical. Non si esibisce da anni, ma gli piace pensare di saperci ancora fare. Scrive di come passare dalla registrazione di un brano allo spartito.

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