La quantizzazione MIDI sposta le note su una griglia ritmica per allinearle esattamente alla pulsazione. Un file MIDI può suonare del tutto naturale e poi diventare un groviglio di note brevissime legate e pause insolite quando lo apri come spartito. Il file registra il momento in cui ogni nota è stata suonata; per scriverla, invece, bisogna capire quale ritmo si voleva eseguire.
Se hai convertito una registrazione in MIDI e l’hai aperta in MuseScore, potresti aver visto una melodia semplice trasformarsi in semibiscrome e pause puntate. La spiegazione sta nella quantizzazione. Capire come funziona ti aiuta a scegliere quante delle piccole libertà ritmiche dell’esecuzione conservare e quante correggere.
Come registra il tempo il MIDI?
Il MIDI registra il tempo in tick, non in valori delle note. Un file MIDI divide ogni pulsazione in un numero fisso di piccoli intervalli, spesso 480 o 960 per semiminima, e registra il tick in cui ogni nota inizia e finisce. Nel file non c’è scritto “questa è una croma”, ma soltanto “questa nota è iniziata al tick 1.447 ed è finita al tick 1.688”.
All’ascolto, questa precisione è un vantaggio. Quando una persona suona una melodia al pianoforte, le note non cadono tutte esattamente sulla pulsazione. Una può arrivare con 15 millisecondi di anticipo perché è il punto culminante di una frase; un’altra può essere un po’ in ritardo perché chi suona vuole darle più peso. Il MIDI registra anche questi dettagli, ed è per questo che un’esecuzione registrata in MIDI suona naturale quando la riproduci. Se non conosci ancora il formato, puoi partire da che cos’è il MIDI e che cosa contiene.
Perché il MIDI non quantizzato dà uno spartito confuso
Uno spartito deve rappresentare ogni ritmo con una combinazione di valori delle note standard. Chi suona raramente li rispetta al millisecondo, perciò il MIDI non quantizzato può dare una notazione confusa. Per ogni nota, il programma deve scegliere se arrotondare a un valore regolare o scrivere esattamente quello che trova nel file.
Prendi una semiminima che inizia appena in ritardo e finisce appena in anticipo. Se la scrivi alla lettera, diventa una breve pausa, poi una croma puntata legata a una biscroma e infine un’altra breve pausa. Ripeti la stessa cosa per un brano intero e ottieni il classico spartito importato illeggibile: le altezze sono giuste, ma restano sepolte tra legature di valore, pause e ritmi impossibili. Il problema è come viene scritto il ritmo.
Per lo stesso motivo, il MIDI ricavato da una trascrizione audio risulta spesso più confuso di quello registrato con una tastiera collegata a una DAW mentre suoni sul click del metronomo. La trascrizione di una registrazione segue l’esecuzione, compresi i cambiamenti di tempo, il rubato e i piccoli anticipi e ritardi espressivi. Sono dettagli che vuoi sentire nella riproduzione, ma che un programma di notazione fatica a scrivere.
Che cosa significano griglia, intensità e swing?
Quasi tutte le DAW e molti programmi di notazione hanno le stesse impostazioni di base per la quantizzazione.
| Impostazione | Che cosa regola | Scelta tipica |
|---|---|---|
| Griglia (risoluzione) | Il valore ritmico minimo a cui allineare le note | 1/8 per melodie semplici, 1/16 per gran parte del pop, terzine di crome per lo shuffle |
| Intensità | Quanto ogni nota si avvicina alla linea della griglia, dallo 0 al 100% | 100% per batteria e sintetizzatori, 50–80% per parti suonate |
| Swing | Ritarda una linea della griglia ogni due per creare un andamento shuffle | 0% per un ritmo dritto, 55–66% per swing e shuffle |
| Finestra o intervallo | Sposta solo le note che si trovano entro una certa distanza da una linea della griglia | Utile per conservare gli anticipi intenzionali |
| Fine delle note | Decide se quantizzare anche la durata delle note, oltre all’inizio | Attiva per la notazione, spesso disattiva per la riproduzione |
Scegli una griglia che corrisponda al valore ritmico più breve presente nella parte. Se è troppo fine, le piccole variazioni dell’esecuzione diventano ritmi scritti con note brevissime e lo spartito si riempie di dettagli inutili. Se è troppo larga, le semicrome vengono forzate sulle crome e le note di un passaggio fitto finiscono sovrapposte in accordi.
Con l’intensità decidi quanto feel conservare. Al 100%, ogni nota cade esattamente sulla linea. Al 60%, una nota in ritardo di 20 tick resta in ritardo di 8 tick: è più precisa, ma conserva parte delle variazioni ritmiche originali. Molti produttori quantizzano solo in parte tastiere e voci e al 100% la batteria.
Lo swing richiede una scelta diversa. Se un groove jazz o shuffle è suonato con crome swing, quantizzarlo su una griglia di crome dritte dà un cattivo risultato: le note in levare sono più vicine alla terza croma della terzina che alla metà della pulsazione. Puoi usare una griglia di terzine oppure applicare una percentuale di swing che corrisponda alla registrazione. Sullo spartito, di solito si scrivono crome dritte con l’indicazione “Swing” all’inizio, più facili da leggere rispetto a una sequenza di terzine scritte per esteso. La guida ai valori delle note e al ritmo spiega le suddivisioni ritmiche su cui si basano queste scelte.
Quando conviene quantizzare e quando lasciare il ritmo com’è?
Quantizza quando ti serve uno spartito leggibile o un groove ben allineato. Lascia il ritmo com’è quando vuoi conservare un’esecuzione naturale. Le stesse note possono richiedere un trattamento diverso a seconda di come le userai.
- Per uno spartito, quantizza al 100% su una griglia adatta alla musica. A chi legge servono ritmi chiari più che i millisecondi esatti dell’originale.
- Per una base o un remix, quantizza batteria e basso con un’intensità alta, così il groove si allinea alla griglia insieme al resto della produzione.
- Per pianoforte, voce o strumenti solisti in una DAW, usa un’intensità ridotta oppure quantizza solo le note chiaramente fuori tempo e lascia le altre come sono.
- Per musica con rubato o a tempo libero, evita una griglia fissa. Imposta invece cambi di tempo che seguano l’esecuzione, oppure accetta che il MIDI documenti come è stata suonata la musica, senza rappresentarla come uno spartito.
Prima di quantizzare, imposta il tempo e il tempo in chiave corretti. Se le stanghette di misura sono nel punto sbagliato, ogni nota viene spostata verso la linea sbagliata della griglia e il risultato peggiora rispetto all’originale. Trovi una procedura completa, compresa la correzione delle ottave e delle note fuori posto dopo la quantizzazione, nella guida a come sistemare il MIDI dopo la conversione.
I due file MIDI scaricabili da Songscription
Da ogni trascrizione, Songscription ti dà due file MIDI diversi. Quello quantizzato e quello non quantizzato servono a usi diversi.
Il MIDI dello spartito viene generato dallo spartito. Segue i ritmi scritti, si allinea alla griglia e, quando lo apri in un programma di notazione, riproduce lo spartito che vedevi sullo schermo. Comprende anche le modifiche fatte nell’editor, come la correzione di un’altezza o lo spostamento di una nota. Usalo quando vuoi un ritmo regolare o intendi continuare a lavorare sulla notazione.
Il MIDI non quantizzato è la trascrizione originale prima della quantizzazione. Conserva la libertà ritmica e le velocity dell’esecuzione, quindi suona come la registrazione. Per impostazione predefinita è a tempo libero: non è vincolato a una griglia ritmica e non include le modifiche fatte allo spartito. Usalo quando vuoi portare il feel originale nella tua DAW, poi quantizzalo lì con la griglia e l’intensità adatte alla traccia.
Se lavori a una produzione, puoi trascinare il MIDI non quantizzato nella DAW, impostare il tempo del progetto e quantizzare batteria e basso al 100%, intervenendo meno sul pianoforte. Se lavori sulla notazione, il MIDI dello spartito è di solito la strada più rapida. Per ottenere una notazione chiara in un altro programma, l’esportazione MusicXML conserva ritmi e impaginazione più fedelmente di qualsiasi file MIDI. Trovi altri dettagli sul passaggio tra programmi in come convertire il MIDI in spartito, e sull’importazione dei due file nella tua sessione in come importare il MIDI in una DAW.
Guide correlate
- Per le basi, leggi che cos’è il MIDI e valori delle note e ritmo.
- Per correggere il file, leggi come sistemare il MIDI dopo la conversione.
- Per passare alla notazione, leggi come convertire il MIDI in spartito.
- Per lavorare nella DAW, leggi come importare il MIDI in una DAW e ricreare un brano nella tua DAW.
Domande frequenti
Che cosa significa quantizzare il MIDI?
Quantizzare il MIDI significa spostare l’inizio di ogni nota, e a volte anche la fine, sulla linea più vicina di una griglia ritmica, per esempio di crome o semicrome. I piccoli anticipi e ritardi di un’esecuzione diventano così valori ritmici esatti. Scegli la risoluzione della griglia, l’intensità con cui le note vengono avvicinate alle linee e se applicare lo swing.
Perché il mio file MIDI è così confuso nel programma di notazione?
Il MIDI registra il tempo in piccoli tick, non in valori delle note. Una nota suonata con qualche millisecondo di ritardo può andare benissimo all’ascolto, ma un programma di notazione deve scriverla esattamente com’è. Ne escono pause insolite, legature di valore e note brevissime. Quantizzare prima il MIDI, oppure lasciare che il programma lo quantizzi durante l’importazione, arrotonda queste durate a valori leggibili da chi suona.
Conviene quantizzare al 100%?
Solo quando la parte deve essere precisa come una macchina, per esempio un pattern di batteria programmato o una linea di basso elettronica. Per pianoforte, voce, chitarra e parti in cui conta il feel, un’intensità di circa il 50–80% corregge le note fuori tempo e conserva parte delle variazioni dell’esecuzione. Per uno spartito, la quantizzazione al 100% su una griglia adatta dà di solito il risultato più leggibile: conta più la chiarezza del ritmo che la precisione al millisecondo.
Songscription quantizza i suoi file MIDI?
Songscription ti dà due file MIDI. Il MIDI dello spartito segue i ritmi scritti e comprende le tue modifiche. Il MIDI non quantizzato è la trascrizione originale prima della quantizzazione e conserva la libertà ritmica e le velocity dell’esecuzione. Usa il MIDI dello spartito quando vuoi un ritmo regolare e il MIDI non quantizzato quando vuoi mantenere il feel e scegliere come quantizzarlo nella tua DAW.
Per provare entrambi con una tua registrazione, converti l’audio in MIDI con Songscription.